Vivere e lavorare all’estero – 3° pt. – Il giusto atteggiamento

Auto-aiuto - Salute e Benessere - Consigli e segreti per stare bene

Vivere e lavorare all’estero – 3° pt. – Il giusto atteggiamento

di Alan Revolti

Come abbiamo osservato nei precedenti articoli, abbiamo quindi una nuova certezza. Per farcela è necessario il giusto atteggiamento. Si tratta di un mix di savoir faire, intuito spiccato e temperamento ardimentoso che, se volete, coincide con una buona dose di “faccia tosta” o di intraprendenza se preferite.

La prima qualità, il savoir faire è necessario per poter trattare in modo diplomatico tutte quelle situazioni che richiedono calma e sangue freddo. La diplomazia, ovvero la capacità di mediare con il nostro interlocutore è una qualità indispensabile per chi decide di avventurarsi nelle incognite di un trasferimento all’estero, soprattutto in determinati paesi dove gli usi e i costumi della gente del posto sono l’opposto di quelli occidentali.

Mi vengono in mente i paesi orientali come l’India, la Tailandia, l’Indonesia, Singapore e nell’emisfero americano tutti i paesi dell’area latina come il Venezuela, la Colombia, l’Honduras che sono considerate le nazioni più̀ pericolose al mondo. In questo elenco includiamo anche il meraviglioso Brasile che con le sue foreste tropicali e le sue spiagge incantate è meta di milioni di turisti provenienti dal tutto il globo.

Quest’ultimo continente di lingua portoghese è composto di tanti piccoli stati o regioni molto diverse tra loro, alcuni godono di una buona reputazione per ciò̀ che riguarda la sicurezza dei propri ospiti, altre, soprattutto le zone adiacenti alle grandi città come Rio, San Paolo, Recife, possono essere più̀ pericolose.

A prescindere da queste considerazioni, è importante ovunque andiamo, osservare scrupolosamente disposizioni, normative per l’espatrio, leggi locali e nazionali per non incorrere in problemi di natura giuridica che complicherebbero la nostra permanenza in quelle regioni.

Il secondo atteggiamento, l’intuito, è quanto mai indispensabile per comprendere le dinamiche commerciali e sociali che ci permettono di compiere le scelte giuste in ordine alla ricerca di un lavoro, l’avvio di una professione, di un’attività commerciale, l’acquisto di un’automobile, di una casa o l’affitto di un appartamento.

L’intuito ci può venire in aiuto per la scelta della location più̀ adatta per la nostra futura attività, per stabilire la migliore zona dove insediare la nostra residenza e in genere per comprendere se le offerte dei nostri interlocutori sono oneste oppure nascondono delle insidie che potrebbero costarci care.

A questo scopo padroneggiare la lingua locale è un altro elemento necessario e dal quale non possiamo prescindere se ci vogliamo trasferire all’estero. Noi dobbiamo capire che cosa ci comunicano gli altri e dobbiamo a nostra volta farci capire. Parlare correttamente l’idioma del luogo che abbiamo scelto per la nostra futura residenza ci è utile anche per altri rapporti, ad esempio quelli con le banche, per l’apertura di una linea di credito, con i fornitori, per l’acquisto delle merci, con gli uffici pubblici e le istituzioni governative, per sbrigare le pratiche del nostro permesso di soggiorno, per ottenere i visti, le licenze, le autorizzazioni amministrative che ci servono per costruire, ristrutturare, avviare un progetto di impresa della nostra azienda commerciale o professionale o della la nostra casa.

Il consiglio potrebbe essere quello di frequentare un corso full immersion, oppure dialogare con residenti all’estero di lingua madre. È un metodo efficacissimo per imparare una lingua perché oltre a memorizzarla dal punto di vista vocale, potrete anche padroneggiarla per iscritto. Posso testimoniare che, in occasione del progetto di trasferimento in Repubblica Dominicana e alle Canarie, alcune persone hanno imparato lo spagnolo molto meglio di quanto avrebbero fatto studiandolo sui libri o in un corso specializzato. Magari potreste cominciare a chattare con l’aiuto dei Social network con persone di lingua madre sparsi nel mondo!

Un altro metodo molto utile per affinare la nostra capacità di parlare le lingue è assistere a programmi televisivi stranieri diffusi via satellite. Naturalmente il tutto deve essere integrato anche da libri idonei per capire le varie dinamiche della grammatica di ciascuna lingua.

Detto questo, il consiglio che tutti si sentono di dare a coloro che desiderano programmare un trasferimento all’estero, è quello di effettuare uno o più̀ giri di ricognizione prima di prendere qualsiasi decisione. E questo è l’argomento che tratteremo nel prossimo capitolo.

Le informazioni necessarie prima di partire per una ricognizione

L’errore di chi dopo alcuni mesi ritorna in patria con la coda tra le gambe, è principalmente quello di non aver raccolto un numero sufficiente di informazioni e di aver deciso ipso iure di partire senza alcuna preparazione dell’ambiente e delle abitudini che incontrerà in terra straniera.

Il consiglio che mi sento di darvi è quello di raccogliere molte informazioni sul paese e sulla località nella quale avete deciso di trasferirvi e poi effettuare uno o più̀ giri di ricognizione per toccare con mano e vedere con gli occhi la realtà entro la quale andrete a calarvi dopo il trasferimento.

Si dice che una permanenza di almeno tre mesi è un tempo sufficientemente lungo per comprendere i pro e i contro del paese. In quel periodo avrete la possibilità di conoscere gente del posto, intessere rapporti più̀ o meno duraturi, chiedere consiglio, vivere la loro quotidianità.

Nel viaggio di ricognizione non fate la vita da turisti ma calatevi negli usi e costumi della gente del posto, cercando di fondervi, per quanto possibile, con loro nella partecipazione attiva alla vita quotidiana.

Prendete in affitto una casa o un appartamento, fate uso dei mezzi pubblici, noleggiate un’automobile, trasferitevi di paese in paese e di città in città per saggiare la viabilità, il traffico, le infrastrutture, i servizi offerti ai cittadini.

Non solo, cercate di vivere quotidianamente la giornata come se foste a casa vostra in Italia. Non andate al ristorante, piuttosto fate la spesa in un market locale e cucinate voi stessi ciò̀ che acquistate.

Nei vostri itinerari potete visitare agenzie immobiliari, di collocamento, aziende, enti e istituzioni governative, consolati e ambasciate per verificare la disponibilità di posti di lavoro o la possibilità di avviare un progetto d’impresa.

Non stancatevi di chiedere informazioni dettagliate e particolareggiate anche su punti che sulle prime possono sembrare ininfluenti ma che un domani potrebbero essere importanti per la qualità̀ della vita.

Mi vengono in mente le forniture di servizi come l’energia elettrica, l’acqua, il combustibile, le energie alternative, i servizi sanitari, l’istruzione, le scuole nel caso al seguito vi siano anche dei figli.

Chiedete informazioni sul costo dei generi alimentari, dei capi di vestiario, cercate di capire dove e come potete usufruire di determinati servizi e se vi sono facilitazioni per gli immigrati che decidono di stabilire la propria residenza in un determinato paese.

Finora abbiamo parlato in linea generale, accomunando le varie argomentazioni in questi due primi capitoli. Le informazioni fin qui fornite sono comuni a tutti i paesi perché non riguardano normative e usi locali ma strategie che possono essere applicate in ogni situazione di trasferimento a prescindere dal paese nel quale intendete stabilirvi.

Nel prossimo capitolo cercheremo di capire qual è il paese che meglio si potrebbe adattare alle nostre esigenze e allo stile di vita che desideriamo condurre.

Fai una ricognizione, vivi alcuni mesi nel paese dei tuoi sogni per capire se fa al caso tuo. Informati sulle usanze e le leggi del paese dove vorresti trasferirti. Dai un’occhiata a queste offerte che ti proponiamo, forse c’è qualcosa che può esserti utile per organizzare il tuo trasferimento:

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *