Vivere e lavorare all’estero – 4° pt. – Quale paese scegliere?

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Vivere e lavorare all’estero – 4° pt. – Quale paese scegliere?

di Alan Revolti

La risposta a questa domanda non può avere che una risposta: quello che vi attrae maggiormente dal punto di vista paesaggistico, naturalistico, per gli usi e costumi, le tradizioni, la cultura, la gente, la lingua, le possibilità che offre dal punto di vista professionale, ecc.

C’è chi ama i paesi di lingua spagnola come tutti quelli dell’America Latina, oppure chi è attratto dalle culture orientali e quindi preferisce stabilirsi nelle regioni dell’emisfero asiatico.

E c’è anche chi ama l’innovazione, il progresso, la tecnologia, e quindi sarà attratto da città come Kuala Lumpur, Dubai, Pechino o dalla Svizzera.

Infine, può esserci anche chi desidera la tranquillità di un parco naturale o della vita di campagna e perciò sceglierà̀ regioni come l’Irlanda, la Tasmania, o la Barossa Valley in Australia.

Fatte queste debite precisazioni entriamo nel vivo del nostro studio presentando una sintesi di informazioni sulle nazioni e gli stati stranieri che maggiormente attraggono gli italiani che vorrebbero crearsi una nuova vita all’estero.

Ma prima di cominciare la nostra analisi dobbiamo ancora chiederci: sono proprio convinto che all’estero, in un paese straniero, non porterò con me i miei problemi, magari originati da un carattere volubile, poco adattabile, di difficile accontentatura? Perché ricordate: ovunque andiamo portiamo sempre noi stessi, i nostri limiti, le nostre paure, le incertezze, ma anche il bagaglio di esperienze acquisite, positive o negative che siano e che comunque ci hanno certamente fatto crescere e maturare ma ci hanno anche profondamente condizionati e talora limitati.

Un doveroso annuncio prima di cominciare. Una parte delle informazioni dei prossimi capitoli di questo Report dedicato al trasferimento e al lavoro all’estero, sono tratte dal sito: www.smetteredilavorare.it dal quale abbiamo ottenuto un permesso esteso di pubblicazione dietro menzione della fonte e obbligo di rielaborazione dei testi. Grazie perciò a Francesco Webmaster del sito menzionato, che ci ha accordato tale licenza.

Alcuni dati

Rilevamenti a campione mostrano che il 95% delle persone che vogliono crearsi una nuova vita, si trasferisce in paesi altamente industrializzati e progrediti per tentare di far carriera in determinati settori pubblici o privati. Solo pochi decidono di ritirarsi nell’entroterra di un’isola tropicale del Pacifico o dei Caraibi per vivere di pesca o dei prodotti della terra o magari per aprire un bar sulla spiaggia.

Intendiamoci, non che questi progetti siano da scartare a priori. Potrebbero essere una buona idea, ma spesso fanno parte di un immaginario collettivo che esprime il disagio vissuto in Italia, proiettandolo in un progetto forse troppo utopistico per essere vero e per potersi realmente concretizzare. A tutti piacerebbe vivere come il barista esperto del film “Cocktail” interpretato da un giovanissimo Tom Cruise.

Vediamo come ci si potrebbe organizzare.

Ciò̀ che dobbiamo fare in prima istanza, ancor prima di effettuare il nostro giro di ricognizione, è quello di capire perché vogliamo trasferirci, quali sono le nostre reali motivazioni. Facciamo qualche esempio:

1)  Per fare una vita semplice che permetta a me e alla mia famiglia di vivere con poco?

2)  Perché desidero mettermi alla prova e dimostrare a me stesso e agli altri il mio valore e le mie capacità?

3)  Perché penso che all’estero non incontrerò i problemi che ho avuto in Italia?

4) Perché la vita costa meno e si pagano meno tasse?
5) Perché sono stanco della vita frenetica di città e preferisco vivere nella natura?

Qualunque sia la vostra motivazione fate in modo che sia autentica. E una volta che avrete chiaro il motivo per il quale volete emigrare, mettetevi d’impegno e realizzate il vostro progetto, cautelandovi da rischi assurdi che invece di risolvere i vostri problemi e farvi vivere meglio, non farebbero altro che gettarvi in una spirale ancor più̀ negativa e insostenibile, dalla quale poi sarebbe difficile uscire.

Nel suo blog Smetteredilavorare.it, Francesco lo afferma a chiare lettere:

“andare all’estero è un processo talmente difficile e rischioso, che sarebbe meglio evitarlo; prima di considerare la partenza sarebbe opportuno concentrarsi sulla possibilità di cambiare la propria vita restando in Italia, perché questa forma di cambiamento incontrerebbe meno ostacoli dello spostarsi all’estero”.

Infatti, nulla vieta di considerare che il cambiamento anche radicale della nostra vita possa avvenire all’interno della nostra patria.

Quando decidiamo di attuare un progetto così impegnativo come quello di trasferirci in un paese straniero dobbiamo mettere sul tavolo tutte le carte perché un posto da cartolina raffigurato da meravigliose spiagge tropicali, è magnifico se vissuto per qualche settimana durante le vacanze, ma può diventare invivibile se ci viviamo tutto l’anno.

Avete mai considerato che questi posti magnifici dove il sole batte 365 giorni all’anno sono spesso teatro di catastrofi naturali pesantissime? Basti pensare a ciò̀ che è accaduto il 26 dicembre del 2004 sulle coste della Tailandia e di altri paesi dell’Asia per rendersene conto. La memoria dei danni di quel maremoto è ancora viva in ciascuno di noi.

Non sottovalutate questo aspetto, tutti i paesi dell’area tropicale sia dell’emisfero occidentale che orientale sono spesso teatro di sconvolgimenti della natura. Cosa fareste se la vostra casa, acquistata con tanto sacrificio venisse spazzata via da uno tsunami?

È necessario tenere conto anche di altri importanti fattori: l’assistenza medica, l’istruzione dei nostri figli, la necessità di stipulare assicurazioni integrative per far fronte ad emergenze relative alla salute, ecc. Sono tutti elementi che devono farci riflettere.

Non ci devono paralizzare ma devono stimolare la nostra mente al solo fine di trovare un’adeguata soluzione perché una volta trasferiti, se ci cogliessero impreparati sarebbe un vero e proprio dramma.

Messi sul piatto i pro e i contro di un trasferimento in un altro paese (solo alcuni in verità), andiamo ora a considerare la parte operativa del nostro progetto e analizziamo le località papabili, le modalità di attuazione del progetto collegandoci alle varie problematiche connesse come quelle della ricerca di un lavoro e di una residenza stabili che ci permettano di vivere adeguatamente. Potremmo farci aiutare a questo scopo da persone che già̀ vivono in quel paese da un po’ di tempo o frequentare i forum della rete per raccogliere notizie dettagliate sulle varie argomentazioni che necessariamente dobbiamo affrontare.

Per approfondimenti ti consiglio questi libri

 

 

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